Solo il nome Odissea evoca tanti ricordi, nel bene e nel male; una volta nella vita a scuola o a casa, nei racconti e nei libri, la parola Odissea tutti l'avremo sentita. È un poema di 24 libri che risale alla prima letteratura della Grecia antica e attribuito all'aedo Omero. È diventato nel tempo il simbolo di un grande viaggio pieno di peripezie e difficoltà. Adesso è anche un film.
Sul grande schermo ormai in tutta Italia viene proiettato il film del famoso regista Nolan: The Odyssey, un lavoro durato un anno intero, con una durata finale di 2h e 52 minuti.
E la domanda forse che tutti ci poniamo è perché un americano al giorno d'oggi vuole impiegare tanto tempo nel riportare alla vita uno scritto di secoli e secoli fa?
È una domanda lecita finché non si è visto il film. Perché a tutti gli studenti sarà venuta la domanda, quando leggono i milioni avventure di Odisseo, perché si deve studiare?
E Nolan incredibilmente con una sua interpretazione anche abbastanza libera, secondo me, dà una risposta.
Perché in un mondo di guerre, in un mondo in cui si può dire e fare qualsiasi cosa, in cui talvolta la libertà viene scambiata per mancanza di rispetto, Nolan ha voluto riportare alla vita un uomo che ha combattuto una guerra, che con un inganno fraudolento l'ha fatta vincere, ma anche un uomo che ci mette dieci anni a tornare a casa, che perde tutto il suo equipaggio, che si trova in qualcosa di più grande di lui, un uomo che è divorato dai sensi di colpa.
Nola ha riportato l'uomo nell'eroe rendendo la grande avventura un viaggio di espiazione, perché Odisseo superi e sopporti il peso delle sue responsabilità nei confronti dei compagni come dell’intera umanità.
Nel dare la propria interpretazione al testo il regista ha dovuto fare dei tagli e aggiungere dei particolari, creando un filone narrativo in parte diverso, ma unitario. I personaggi invece sono sempre gli stessi, anche se arricchiti di una profondità in più.
Abbiamo Telemaco, il figlio, che apre il film con il suo desiderio di sapere che fine ha fatto suo padre e la voglia di farsi valere e dimostrare che può diventare re.
Abbiamo Penelope, la moglie e la controparte di Odisseo, che in questo film non ha solo le caratteristiche di una madre preoccupata e di moglie fedele, ma anche di fiera regina attaccata al potere e arrabbiata perché deve cederlo.
Poi Circe, la maga, che rispecchia in tutto e per tutto le caratteristiche di una strega senza la bellezza e grazia divina descritta da Omero, ma con una forza difficile da riscontrare nel poema; lei vede ciò che gli altri non vedono, lei vede animali al posto di uomini, lei vede aggressori al posto di ospiti.
E Agamennone, il capo supremo, disposto a sacrificare la figlia per la guerra. L’Atride nel film viene dipinto come un comandante freddo, che dà ordini ma non si sporca le mani.
E infine abbiamo Odisseo, un uomo forte e astuto, ma anche senza pace, sofferente.
Perché Nolan con questo film ci ha anche fatto capire la portata di quello che racconta il poema, quando si studia a scuola ci si immagina Odisseo come un supereroe, che ha sofferto, ma che riesce a superare qualsiasi difficoltà, a prescindere di quanto dura possa essere: questo nell'Odissea, come nell'Iliade come in tutti i libri. Ma nel film per la prima volta mi sono accorta di quanto possa essere spaventoso ciò che ha vissuto.
Per fare un esempio, non avevo mai considerato la grotta di Polifemo buia e mi ha colpito il fatto che lo fosse e mi ha spaventato la scena del Ciclope che conosco a memoria; l’arte di Nolan ci ha reso più vicine le sue avventure, spaventandoci con la loro forza, dai numerosi naufragi alla distruzione di Troia.
Odisseo aveva paura per sé e per i suoi compagni. Aveva paura che aver vinto la guerra con un inganno avrebbe gettato il mondo nel caos e avrebbe cambiato in peggio le persone.
Aveva paura di non aver rispettato i suoi compagni, di essere un cattivo comandante. Ma non aveva paura delle divinità e sapeva reagire alle avversità, Odisseo più che un eroe sembra il protagonista di una tragedia greca che ha come protagonista la sopportazione. E Odisseo è πολύτλας (Od. VI, 1), colui che molto sopporta, perché non è degno di tornare felice a casa.
In conclusione vi consiglio vivamente questo film perché ci mette davanti un uomo, che vive in una società violenta e patriarcale, tormentato per aver violato le regole comuni della sua società, per aver mancato di rispetto ai suoi compagni, per aver ingannato per vincere, con una consapevolezza alcune volte difficile da ritrovare ai tempi d’oggi.
Ve lo consiglio perché mette in discussione il mondo in cui viviamo e come noi viviamo, con scene epiche e ritmo incalzante, cercate di non concentrarvi sui piccoli dettagli che possono dare fastidio, ma di guardare la visione d'insieme perché, a mio parere, ne vale la pena.
Matilde