
Gisazio! La prima volta che ho sentito questo nome mi è venuta in mente la domanda di don Abbondio quando ha incontrato nella sua lettura il nome di un filosofo sconosciuto: “Carneade, chi era costui?”. Dopo una breve indagine e qualche domanda a persone informate sono venuto a conoscenza dell’esistenza di questo piccolo paese, una frazione di Perledo (LC), popolata da trentasei abitanti, che si trova 545 metri sul livello del mare e si affaccia sul lago di Como, il lago dei Promessi Sposi! Avevo ragione a pensare a don Abbondio.
Poi mi hanno dato da leggere Sasc, un libro dedicato alle memorie del paese, che racconta un lontano normale passato contadino e un presente fatto di moderato turismo, ospitalità e pace, con un’autentica chicca, la “Pollibreria”, una libreria ricavata da un pollaio ristrutturato, un capolavoro di arguzia culturale.
E poi, come non rimanere colpiti dalla presenza di un affresco del XV secolo con una scritta in latino? Una ennesima dimostrazione che la lingua latina è ovunque in Italia, è nella nostra cultura. Fa parte della nostra storia.
L’affresco è stato recentemente e lodevolmente restaurato, è di dimensioni contenute[1] ed è diviso in due parti: a sinistra è raffigurato lo stemma degli Sforza, sotto il quale c’è un’iscrizione datata; a destra si trova l’immagine simbolica di una rustica donazione, una forma di formaggio.
L’iscrizione, in corsivo minuscolo, recita:

hoc opus fecit fieri iacobus filius quondam ser iohannis de fugaciis de giaito die XIII mensis junii anno domini MCCCCLXXXXVIIII
Cioè “Fece fare quest’opera Giacomo, figlio del fu ser Giovanni Fugazzi di Gisazio il 13 del mese di giugno dell’anno del Signore 1499”
Il nome proprio Fugazzi è attestato nel XV secolo, come si legge nel libro “Varenna e monte di Varenna”, di Vittorio Adami (1869-1944)[2]. Da questo stesso saggio si viene a sapere che “In data 9 gennaio 1453 gli uomini del monte di Varenna prestarono giuramento di fedeltà al Duca Francesco Sforza: la cerimonia venne compiuta in Milano dai rappresentanti di 11 comuni, e precisamente lacobus de Gisatio…; dell’atto venne rogato dal notaio Perego il relativo istrumento”.
Si spiega così la presenza dello stemma degli Sforza, intorno al quale sono raffigurati secchi di latte a ricordo delle attività del pacifico borgo contadino, che era esonerato dall’accogliere un presidio armato. Sotto lo stemma si legge QVINT(VS) titolo proprio di Galeazzo Maria Dux Mediolani quintus (quinto duca di Milano). Da notare che il duca Galeazzo Maria (1477) morì prima della data dell’iscrizione: nel 1499 era duca di Milano Ludovico il Moro, settimo duca. Il pittore si preoccupò di riprodurre bene e fedelmente un modello di qualche anno prima.
Adami riporta anche i soprannomi popolari di alcuni membri della famiglia Fugacci nel XV secolo: Bortogio, Priola, Basileto[3] (pag. 103). Nomi di un mondo piccolo, lontano e umano che ancora appartiene a questo paese ora (da me) meno sconosciuto: Gisazio.

[1] Si trova sulla facciata della casa di via del noce 17, misura circa un metro per un metro e mezzo.
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[3] Pag. 103 raggiungibile direttamente da questo link