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Gli scavi eseguiti nella Cattedrale di S. Maria Assunta a Pesaro hanno fatto venire alla luce due pavimenti decorati a mosaico[1], che risalgono a due epoche diverse. Il livello
superiore, di età bizantina, risale al VI sec.; quello inferiore, paleocristiano, si trova a circa 2 metri sotto l’attuale pavimento, risale al IV-V sec.
L’intelligente opera di restauro consente di vedere alcune parti delle antiche decorazioni attraverso dei finestroni; l’illuminazione è a pagamento (oggi 1 €); non è facile scattare fotografie a causa dei riflessi e delle traverse di sostegno.
Le notizie d’insieme si trovano a questo indirizzo e non mancano studi accurati di livello scientifico, reperibili anche in rete; il mio personale interesse si è limitato a due iscrizioni che ho potuto vedere, appartenenti allo strato superiore.
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Leggi tutto: Iscrizioni su mosaico pavimentale nella Cattedrale di S. Maria Assunta a Pesaro

Cercando notizie sul mio bisnonno, nato nel 1837, sono andato a consultare l’archivio parrocchiale della chiesa in cui fu battezzato. A quel tempo non erano stati ancora istituiti i Registri dello stato civile[1], ma vigeva l’obbligo di tenere, a livello parrocchiale, i registri di battesimo, matrimonio e morte.
Grazie alla disponibilità dei sacerdoti don Marco e don Michele, che qui pubblicamente ringrazio, ho avuto accesso all’archivio parrocchiale della chiesa dei santi Pietro e Paolo di Villafalletto (CN) dove si trova il Liber baptizatorum, in cui ho trovato la registrazione del battesimo del mio antenato, scritta in latino. Ecco il testo con traduzione e commento
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Leggi tutto: Quando l’atto di battesimo si scriveva in latino
Prima epigrafe (grande)
All’interno della chiesa di C
ornello dei Tasso, nel comune di Camerata Cornello (BG) si può leggere questa grande iscrizione in caratteri maiuscoli e in un italiano un po’ sommario:
TRA IL GIUBILO DI QUSTO POPOLO
NEL DI 22 APRILE 1849
SUA ALTEZZA SERENISSIMA
IL PRODE T.TE MARESCIALLO AUSTRIACO
PRINCIPE FEDERICO DELLA TORRE-TASSIS
IN UN COLL’ILLUSTRE FIGLIO AMORALE
LA PROVINCIA BERGOMESE REGGENDO
QUESTA GIA’ PATRIA DEGLI AUI SUOI VISITAVA
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A GRATA E PERENNE RICORDANZA
I CORNELESI ESULTANTI Q.M.P.
[Questa Memoria (Qui Monumento) Posero]
L’episodio così solennemente celebrato non è di grande importanza storica assoluta, ma
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“[68] Fugato omni equitatu Vercingetorix copias, ut pro castris collocaverat, reduxit protinusque Alesiam, quod est oppidum Mandubiorum, iter facere coepit celeriterque impedimenta ex castris educi et se subsequi iussit (…) altero die ad Alesiam castra fecit. Perspecto urbis situ perterritisque hostibus, quod equitatu, qua maxime parte exercitus confidebant, erant pulsi, adhortatus ad laborem milites circumvallare instituit.”
“Vista in fuga la sua Cavalleria, Vercingetorige ritirò le truppe che aveva posto davanti ai campi e si diresse ad Alesia, città dei Mandubi, ordinando che bagagli e salmerie lo seguissero al più presto. Il giorno dopo (Cesare) pose il campo presso Alesia. Esaminata la posizione della città e tenuto presente che i nemici erano atterriti per la sconfitta della cavalleria, arma sulla quale avevano riposto tutte le loro speranze, esortò i soldati al lavoro e iniziò la costruzione di un vallo intorno alla città”.
Ho preso questo testo dal settimo libro del ”De bello gallico” di Cesare.
Siamo nell’anno 53 a.C.
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A partire dalla metà del Settecento, nella riflessione sull’arte e sulla bellezza si verifica un allontanamento progressivo dagli ideali classicisti della misura, della forma compiuta e
armonica, e dalla tendenza a imporre regole rigide e minuziose alla produzione artistica. Vi contribuisce anche l’emergere di una nuova sensibilità che si manifesta soprattutto nella lirica inglese, con il predominio di atmosfere notturne e misteriose, il fascino delle rovine e dei cimiteri, la meditazione sulla morte, i paesaggi lugubri o selvaggi. Un’interpretazione incisiva di questa nuova sensibilità si trova nella Inchiesta sul bello e il sublime (1757) dell’irlandese Edmund Burke (1729-1797). Nella sua analisi dell’esperienza estetica, influenzata dalla prospettiva empiristica di John Locke, l’attenzione si sposta dall’oggetto (naturale o artistico) alle emozioni e alle sensazioni provocate nel soggetto.
Se il sublime dell’Anonimo indicava l’eccellenza letteraria come frutto di una “grande anima” le cui doti naturali fossero state educate e forgiate dallo studio, qui vediamo uno spostamento di significato del termine: il sublime è un violento sentimento dell’animo, che si manifesta potenzialmente in ogni essere umano in presenza di determinate condizioni.
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