Nella controfacciata della Collegiata di Sant’Andrea a Empoli si trova un affresco di Raffaello Botticini (1477 – 1520) che raffigura il Redentore in una nicchia con catino a conchiglia.

Le pareti della nicchia dipinta sono decorate da “strumenti della Passione”, a destra in chiaro e in penombra a sinistra. L’opera è pregevole in sé, allineata all’alto livello artistico delle opere in mostra nel piccolo e imperdibile museo della Collegiata, ma anche la sottostante iscrizione presenta motivi di interesse, soprattutto per il suo registro particolare, alto e raffinato.

Ecco il testo dell'iscrizione con una versione italiana

TEMPORARI RECTORES CAP S M MAGDALENAE DE PAZZIS[1]

IN CONTERRANEO S IOSEPH ORATORIO SITAE

VT STATIVIS CUNCTORUM FESTORUM HORIS

LVMEN ANTE HANC D SERVATORIS ICONEM ARDEAT

CVRARE TENENTUR

QVOD NE IN POSTERVM OBLIVIONE AUT OSCITANTIA OBSOLESCAT

HOC MARMOREO MONVMENTO

AUCTORE CAIETANO MAINARDIO FLORENTINO EIUSDEM CAP

PATRONO CAVTVM PROVISVMQUE EST

XI KAL QUINTILES A D MDCCXCVII

 

“I rettori in carica della chiesa di Santa Maria Maddalena De’ Pazzi, sita nel conterraneo oratorio di San Giuseppe sono tenuti a curare che nelle ore stabilite di tutte le feste un lume arda davanti a quest’immagine del Signore Redentore perché non se ne perda il ricordo per oblio o noia dei posteri.
Con questo ammonimento marmoreo su iniziativa di Gaetano Mainardo fiorentino patrono della medesima chiesa si è provveduto a cautela.

11° giorno prima delle calende quintili [21 giugno] nel 1797° anno del Signore

Si nota subito che il nome del committente, Gaetano Mainardi, è scritto in caratteri più grandi: anch’egli è attento a non farsi dimenticare, forse perché si è accollato l’onere dell’acquisto del marmo su cui è stata scolpita l’epigrafe.

Le traduzioni di Temporarii rectores e della sigla CAP sono volutamente generiche, certamente migliorabili.
Le particolarità linguistiche che hanno attirato la mia attenzione sono:

  • l’aggettivo quintilis al posto di Augustus è di registro alto, l’autore sceglie di non usare un nome legato alla divinità pagana del “Divo Augusto”;
  • la scelta del grecismo icŏnem (da īcōn, icŏnis ) al posto della parola più comune imago.

La scelta lessicale più originale in questa epigrafe è quella del sostantivo astratto della prima declinazione oscitantia, qui in caso ablativo.

Il vocabolo non appartiene al lessico classico, da cui comunque ha origine. Etimologicamente è collegato alla radice del sostantivo os (gen. oris, “bocca”) da cui derivano il verbo oscitare (“sbadigliare”), e il sostantivo oscitatio; la parola oscitantia, ae non mi risulta attestata nella letteratura classica e medievale: nasce più tardi e compare in molti scritti, in contesti abbastanza omogenei, a partire dal XVII secolo.

Come si può tradurre oscitantia, ae? Non è l’atto di sbadigliare (oscitatio) ma qualcosa di più astratto, da collegare alla “noia”, un sentimento che si manifesta con lo sbadiglio, uno stato che distrae dal compito assegnato, che induce all’errore. Sorridendo penso a un improponibile neologismo italiano “sbadiglianza” e cerco qualche contesto per comprenderne meglio il significato.

Ho trovato un illustre precedente il una frase di Giovambattista Vico (1668 – 1744) in cui il filosofo allude a una possibile trascuratezza degli storici romani parlando di Romanorum historicorum oscitantia[2], ma molto numerose sono le occorrenze in ambito ecclesiastico, lo stesso contesto in cui si colloca l’iscrizione empolese. L'oscitantia è collegata al mondo della scrittura e della lettura, è tipica di amanuensi, tipografi, interpreti, analisti e librari, compare associata a termini quali error, incuria, invaletudo, imperitia, inscitia. Nel lavoro paziente e ripetitivo di un copista, un tipografo, un librario, la noia poteva portare a errori di scrittura o interpretazione.
Gli usi più pittoreschi che ho trovato parlano di tipografi che lavoravano defluentibus oculis (con gli occhi che si chiudevano) e di oscitantia oculorum (letteralmente lo sbadigliar degli occhi) una metafora ardita che coglie bene il senso di questa parola poco comune: chi scrive, si annoia, sbadiglia e si distrae.

E con questa parola raffinata che pare quasi un dipinto, l’arguto committente empolese bacchetta i concittadini, esortandoli a partecipare con maggiore convinzione ai riti religiosi, durante i quali probabilmente li ha visti che non riuscivano a trattenere gli sbadigli.

 

[1] Maria Maddalena de' Pazzi al secolo Caterina Lucrezia (1566 – 1607), religiosa carmelitana proclamata santa da papa Clemente IX il 22 aprile 1669.

[2] Giambattista Vico - De universi iuris uno principio et fine uno CLX, de lege regia (1720)