Didattica a distanza

Dalla cronaca alle prospettive future

Ci tengo preventivamente a dichiarare la mia ammirazione per i colleghi in servizio; hanno fatto qualcosa di straordinario, si sono messi in gioco, hanno accantonato le programmazioni di Istituto, di interclasse, di classe, si sono tuffati a capofitto in un’impresa che solo gli insegnanti possono fare: dare ai propri alunni tutto il possibile, pensando prima di tutto al loro bene.

In questo momento di crisi però possiamo rispondere a tre domande fondamentali:

  • Le Istituzioni scolastiche erano pronte? Nella stragrande maggioranza no
  • I docenti erano preparati a questo salto nell’infinito cibernetico? No (come le Istituzioni)
  • Gli alunni erano pronti? No

Le Istituzioni nazionali sono da troppi anni affidate a Ministeri che mutano spesso orientamento, sempre alle prese con risorse limitate e con problemi di efficienza organizzativa. Prescindendo dalle dotazioni e dalla qualità degli edifici scolastici, il funzionamento delle scuole è di fatto affidato ai docenti, perché l’incremento degli Istituti Comprensivi, formati da tante scuole di ordine e grado diverso, spesso lontane fra loro, ha fatto sparire i dirigenti delle singole scuole (presidi e direttori). Dando uno sguardo al reclutamento di docenti e dirigenti si può solo osservare che la mancanza di regolarità nel bandire i concorsi ha prodotto esiti disastrosi: un precariato scandaloso e l’immissione in ruolo in età avanzata o per motivi di emergenza. Quanto a tecnologie la Scuola si è tardivamente e faticosamente adattata all’uso di sistemi informatici, più nell’ambito amministrativo che in quello della didattica.

I docenti, trovatisi in una condizione nuova e drammatica, si sono adattati all’emergenza e hanno usato gli strumenti disponibili. Strumenti non nati per la didattica disciplinare a distanza, che sono stati usati con più determinazione che consapevolezza. Pensiamo soltanto alla riservatezza dei dati e delle immagini. Una delle piattaforme più semplici e agili, Zoom, nata per usi diversi, è corsa ai ripari con un primo aggiornamento. E con insolita prontezza il Garante della privacy ha dettato le prime regole (sottolineiamo PRIME) per la didattica a distanza (DAD). 

Dati che circolano, immagini di minori che viaggiano nell’etere, interni di case visibili da non si sa chi …  potrebbero diventare un problema, non oggi, ma tra non molto tempo, dopo periodo di incubazione. Nessuno si aspettava questa opportunità, forse nessuno si è ancora organizzato per sfruttare questi dati in circolazione poco controllata, però un dubbio può venire.

Con un po’ di ottimismo possiamo osservare che è saltata la burocrazia: nessuno ha (per il momento) predisposto il modulo A per acquisire consensi, né il modulo B (con annesso formulario rosa di asterixiana memoria) per programmare in didattichese perfetto un’attività inimmaginabile all’apertura dell’anno scolastico. Liberi tutti e ci pensiamo poi.

Anche gli studenti (solo quelli raggiunti dalla DAD) sono stati colti di sorpresa. Per i più piccoli forse non è stato problematico il nuovo rapporto con il docente. Ma la scuola entrata in casa, a volte anche alla presenza dei genitori, avrà creato qualche complicazione.
Per quelli più grandi la DAD è stata un’invasione nel loro mondo parallelo, fatto di immagini scambiate, linguisticamente gergale, costituito da aggregazioni allargate, orientato al tempo libero e alla libera espressione più che all’apprendimento strutturato. Erano preparati a questa invasione di campo? No (sempre nella stragrande maggioranza). In questa occasione probabilmente qualcuno si sarà preso la soddisfazione di dare qualche suggerimento tecnico ai propri docenti.

Tutto male allora? No, tutto quasi bene. La DAD poteva e doveva essere prevista.

  1. Le Istituzioni avrebbero dovuto dotare tutte le scuole di strumenti per una DAD mirata, dotata di specifici strumenti didattici adatti per le età e i diversi ordini di scuola. Su questi strumenti attuare la formazione dei docenti.
  2. I docenti avrebbero dovuto essere colti meno di sorpresa dagli strumenti informatici.

La tragica pandemia in corso ha creato un’accelerazione improvvisa nella didattica; tanti morti, tanti disagi non saranno serviti a nulla se tutto tornerà come prima.

Nella Scuola del futuro prossimo gli alunni dovrebbero imparare a seguire le lezioni a distanza e i docenti dovrebbero imparare a tenere efficaci lezioni a distanza.

L’edificio scolastico dovrà ancora esercitare la sua funzione prevalente di luogo dove si impara e si cresce, si realizza un’educazione civica permanente, fatta di regole e di socialità; però bisogna prendere atto che le relazioni a distanza fanno parte della realtà culturale, produttiva e formativa di oggi: la scuola deve preparare anche a queste modalità di comunicazione.

Avverrà questo cambiamento?

La scuola è espressione della società. Una società fatta di istituzioni che non dialogano ma sono troppe volte in competizione e contrapposizione, che presenta pericolose distorsioni informative e un diffuso declino dei principi educativi condivisi non lascia molte speranze, però magari la tragedia di questo anno bisestile costituirà un buon incentivo.

(4 - continua)

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