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Torniamo al libro e approfittiamo dell’opportunità offerta dall’Ambrosiana per sfogliare virtualmente il prezioso manoscritto. In queste note ci limiteremo all’osservazione di qualche dettaglio.

Per la storia del volume sono importanti le parole del padre di Petrarca che troviamo nel foglio 52r all’interno del commento delle Georgiche.

Petrus Parentis Florentinus qui hoc modo volumen instituit… “

“Pietro di (ser) Parenzo Fiorentino”, che compose il volume in questo modo…”

Ser Petracco (1266 circa - 1326) padre del poeta e “dovizioso committente”[1], insieme al giovane e dotto figlio, così concepì il libro: alle opere di Virgilio contornate dal commento di Servio, unì un trattato tecnico, il terzo libro dell’Ars Minor di Donato[2], e completò questo splendido volume con altre opere poetiche, alcune liriche oraziane[3] e l’Achilleide, poema incompiuto di Stazio.

Secondo G. Billanovich Ser Petracco non avrebbe potuto costruire un volume così grande e ricco di testi rari a Firenze, che alla fine del XIII secolo era ancora una città provinciale[4]. Quell’antologia particolare, “dono della Provvidenza[5]”, fu quasi certamente realizzata ad Avignone, finanziata dal padre e così strutturata per desiderio del figlio.

Nel 1326 morì il padre e il 26 aprile Francesco tornò ad Avignone insieme al fratello Gherardo, lasciando gli studi frequentati a Bologna. In quel momento travagliato per la vita del poeta quel volume interessante e prezioso fu fatto sparire (furto mihi subreptus) dagli esecutori testamentari del padre, insieme ad altri libri.

Quando il prezioso manoscritto tornò (1338) al legittimo proprietario, Francesco lo volle rendere ancora più bello, commissionando un’intera pagina miniata al famosissimo amico pittore Simone Martini, artista noto e ben pagato, attivo ad Avignone negli ultimi anni della sua vita[6].

Petrarca manifestò la propria ammirazione per l’arte dell’amico dedicandogli due sonetti del Canzoniere (LXXVII e LXXVIII), anche in segno di gratitudine per il magnifico ritratto di Laura, eseguito intorno al 1340 e ora perduto.

Ecco i due sonetti:

Per mirar Policleto a prova fiso

con gli altri ch’ebber fama di quell’arte

mill’anni, non vedrian la minor parte

de la beltà che m’ave il cor conquiso.

 

Ma certo il mio Simon fu in paradiso

onde questa gentil donna si parte:

ivi la vide, et la ritrasse in carte

per far fede qua giù del suo bel viso.

 

L’opra fu ben di quelle che nel cielo

si ponno imaginar, non qui tra noi,

ove le membra fanno a l’alma velo.

 

Cortesia fe’; né la potea far poi

che fu disceso a provar caldo et gielo,

et del mortal sentiron gli occhi suoi.

Quando giunse a Simon l’alto concetto

ch’a mio nome gli pose in man lo stile,

s’avesse dato a l’opera gentile

colla figura voce ed intellecto,

 

di sospir’ molti mi sgombrava il petto,

che ciò ch’altri à più caro, a me fan vile:

però che ‘n vista ella si mostra humile

promettendomi pace ne l’aspetto.

 

Ma poi ch’i’ vengo a ragionar con lei,

benignamente assai par che m’ascolte,

se risponder savesse a’ detti miei.

 

Pigmalion, quanto lodar ti déi

de l’imagine tua, se mille volte

n’avesti quel ch’i’ sol una vorrei


Poesie ingegnose, più famose e interessanti che belle. L’encomio del pittore è iperbolico: Simone poteva solo trarre ispirazione in cielo per portare fra i mortali quel ritratto così mirabile di Laura, un’opera che avrebbe meritato la sorte della mitica statua di Pigmalione ebbe il privilegio di vedersi animare.

Quel ritratto andò perduto. È invece pervenuta a noi la pregevolissima miniatura che funge da copertina interna. Un dipinto a pagina intera, realizzato su pergamena, degna presentazione di un capolavoro della letteratura latina.

 

(2 - continua)

 

[1] G. Billanovich, Il Virgilio del giovane Petrarca

[2] Il suo trattato era testo di riferimento per le scuole; la Grammatica era la prima tra le sette scienze del Trivio e del Quadrivio. “…quel Donato | ch’alla prim’arte degnò porre mano” (Dante, Pd XII, 137-138).

[3] A partire dalla pagina 505 le odi oraziane II, 3, 10, 16 e IV, 7, con il commento dello pseudo-Acrone.

[4] Cfr. G. Billanovich ibidem

[5] Così lo definì G. Billanovich L’alba del Petrarca filologo.

[6] Morì nel 1344 ad Avignone.

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