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Ringrazio il dottor Fausto Tropeano che mi ha segnalato la presenza, all’Umanitaria, di un’interessante lapide di marmo visibile salendo la prima rampa di scale, sulla parete del mezzanino al di sotto del finestrone.  A lui devo anche la riproduzione fotografica, opportunamente ritoccata per favorirne la lettura.

È un’epigrafe incassata nel muro, risalente al XVI secolo, sulla quale, non senza fatica, sono distinguibili quattro distici elegiaci in latino.

Eccone la trascrizione, la traduzione e qualche riga di commento

BRACCHIA NI GEMINIS ESSENT SVBLIMIA CLAVIS 
    PRONA DAREM PALMIS OSCVLA CHRISTE TVIS.

SI MIHI SCALA FORENT PER VVLNERA PECTORIS IREM
   ABLVEREMQUE MEIS VVLNERA CARA GENIS.

STANS ETIAM POSSEM PALLENTIA GENVA FOVERE,
   SED POSSVM DOMINOS TANGERE FLEXA PEDES

MALO PEDES AH MALO PEDES. PARS CORPORIS ILLA
   IAM DIDICIT LACRYMAS FERRE ET AMARE MEAS

Se le braccia non fossero tenute alte da una coppia di chiodi,
o Cristo, china darei baci alle tue mani.

Se avessi una scala andrei per le ferite del tuo petto
e pulirei quelle care ferite con le mie guance.

In piedi potrei anche accarezzare le tue ginocchia pallide,
ma posso, chinata, toccare i tuoi piedi divini.

Preferisco i piedi, ah li preferisco. Quella parte del corpo
ormai ha imparato a sopportare le mie lacrime e ad amarle.

Il testo, in eleganti distici elegiaci, sicuramente era posto sotto un Cristo crocifisso e sembra dare la parola a un personaggio femminile (Maddalena?) inginocchiato all’altezza dei piedi. Lo sguardo della donna pietosa scende dall’alto verso il basso guidando il nostro che oggi può soltanto immaginare il dipinto perduto, disperso o distrutto nel corso della tormentata storia secolare della chiesa di Santa Maria della Pace e degli ambienti attigui.

Due licenze poetiche si colgono nel sostantivo scala, al posto del “classico” scalae e dominos usato come aggettivo di pedes (uso questo raro ma attestato anche in Ovidio cfr. Forcellini dominus, B1e), scelte consapevoli dell’anonimo autore.

Il testo è riportato nel volume V della monumentale opera Iscrizioni delle chiese e degli altri edifici di Milano dal secolo VIII ai giorni nostri raccolte da Vincenzo Forcella - 1890 di cui si riproducono la copertina e la pagina 342.

Forcella, che pubblica il suo libro nel 1890, pochi anni prima della fondazione dell’Umanitaria, forse ha potuto vedere il dipinto, del quale nulla dice. Però la parete attuale, in cui è stato aperto un finestrone, è molto difficile che sia quella antica sulla quale si trovava un crocifisso dipinto [ctrl]. Probabilmente la lapide è stata staccata dal muro antico e inserita come ornamento nella parete moderna.

Fonti: oltre all’epigrafe fotografata, i volumi digitalizzati che riguardano S. Maria della Pace (I, pagg. 291-sgg e V), di proprietà di Getty Research Institute, sono scaricabili dal sito americano Archive Org e, precisamente,

https://ia802607.us.archive.org/31/items/iscrizionidellec12forc_0/iscrizionidellec12forc_0.pdf

 

 


 

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