Supporti scrittorii e archivi nell'antico Egitto

Piccolo resoconto dell’incontro con la prof. Patrizia Piacentini all’Archivio di Stato di Milano, sabato 1 luglio 2017, a beneficio di chi non ha avuto la possibilità di venire personalmente e per gli affezionati lettori di questo sito.

Strumenti e materiali della scrittura

La pietra

Il primo reperto che viene in mente è la Stele di Rosetta che risale al 196 a.C. ai tempi di Tolomeo V Epifane, che consentì a Champollion (1780 - 1832) la decifrazione della scrittura egizia.

La pietra era il supporto pensato per la conservazione perenne della scrittura, in pietra erano eretti gli obelischi “per l’eternità dell’eternità” (così dicevano gli antichi Egizi). Gli scribi trascrivevano sulla pietra partendo da uno scritto su papiro. A volte chi scolpiva e disegnava i caratteri geroglifici non sapeva bene cosa scriveva; la popolazione alfabetizzata si può considerare tra un minimo dell’1% e un massimo del 7%. Si conoscevano meglio i segni di base come i cartigli che racchiudevano il nome del faraone.

La tavolozza

Siamo in possesso di numerosi reperti di tavolozze usate dagli scribi. Avevano almeno due recipienti: uno per l’inchiostro rosso e uno per quello nero, poi l’alloggiamento dei pennelli (masticati all’estremità). L’inchiostro rosso serviva per i titoli e per le parole importanti e lo stilo di giunco subentrò ai pennelli solo in età ellenistica. Tra gli strumenti del mestiere possiamo annoverare anche il tagliacarte. In genere la brutta copia si faceva su una tavoletta di legno. È stata trovata una statua che rappresenta due scribi al lavoro: uno ha la tavoletta e tiene i pennelli sull’orecchio, come la matita del salumiere.

La scrittura e i papiri

La scrittura è una costante per tutta la storia egizia. Sui papiri non si scrive in geroglifico, ma in corsivo, con una scrittura non monumentale detta ieratica. Sulle pareti delle tombe e degli edifici i testi si trascrivevano in caratteri monumentali. La prima scrittura imparata era la ieratica; nei documenti privati si usava la scrittura corsiva demotica. Ci sono molti reperti in legno ritrovati a Saqqara. L’ultima scrittura geroglifica che abbiamo risale al IV secolo d.C.

La pianta del papiro oggi è più rara in Egitto, in Italia si trova a Siracusa, dove è stato creato il Museo del papiro. Il procedimento per realizzare il foglio di carta è noto: le strisce sottili del corpo della pianta, intrecciate, battute sotto una pezza di lino venivano fatte asciugare al sole. Sono stati trovati martelli e pietre nelle tombe e abbiamo anche un racconto di Plinio il Vecchio [Naturalis Historia, XIII, 71-82]. I più antichi papiri ritrovati risalgono al III millennio.

Altri materiali

Tavolette di osso o avorio risalenti al 3250 a.C. scoperte negli anni ’80 e ’90, trovate in situ e datate con precisione con il metodo del carbonio C14; il dato è importante e consente la retrodatazione della scrittura egizia, che risulta così contemporanea di quella cuneiforme (fine IV millennio). Le tavolette erano forate e avevano la funzione di etichetta o di sigillo (avorio).

Scritte su roccia scoperte nel 2012 ricordavano spedizioni militari antiche risalenti alla fine IV millennio - inizio III, nuove scoperte nel 2016 nel Sinai egiziano nella località Wadi Ameyra.

Testi delle piramidi che risalgono alla V dinastia (2450 a.C.) parietali di carattere autobiografico. Abbiamo l’immagine di uno scriba archivista al lavoro, assistito dal dio Thot in forma di babbuino (altre volte è rappresentato come un uomo con la testa di ibis), segretario degli dèi e protettore degli scribi. Prima di iniziare a scrivere lo scriba versava due gocce di inchiostro in omaggio al dio tutelare.

Ostraka cioè cocci, ma anche schegge di calcare, materiale a costo zero; abbiamo scritte in copto fatte dai cristiani d’Egitto.

Tavolette di legno sono state trovate con il libro dei morti, la psicostasia, la cerimonia della pesatura del cuore del defunto, con il dio Thot che scrive il giudizio degli dèi.

I documenti più recenti trovati sono dei papiri amministrativi in demotico e in copto, ultimo erede della scrittura ieratica, realizzata con caratteri greci con l’aggiunta di 6/8 caratteri tratti dall’egizio antico.

Gli archivi

A Wadi al-Jarf antichissimo porto che risale ai primi secoli del III millennio, sulla costa del golfo di Suez si sono conservati i papiri che contengono i giornali di Merer, una scoperta recentissima che consente di comprendere come era organizzata una squadra di lavoro per la piramide di Cheope.

A Gebelein (vicino a Luxor) è stato trovato un archivio in una cassetta, che riporta le attività di un villaggio contadino, insieme agli strumenti di scrittura. Ad Abudir (vicino al Cairo) un archivio delle attività e dell’organizzazione dei templi e del personale. Altri archivi sono stati trovati con documenti letterari, a dimostrazione dell’importanza dell’attività di archiviazione nell’antico Egitto.

 Gli scribi avevano un ruolo importante; lo testimoniano le tombe e le rappresentazioni. Lo scriba è rappresentato con il flagello, simbolo del potere. Un modellino dell’XI dinastia, in una tomba di Tebe rappresenta la stanza degli scribi. La loro attività si svolgeva al seguito delle spedizioni militari, nel pagamento delle imposte, nella presentazione del bestiame al padrone, nei momenti in cui si dovevano registrare attività economiche. Gli scribi erano consapevoli del potere della scrittura.

Colpo di scena finale della mattinata

 

In chiusura dell’incontro è stato presentato il documento più antico conservato nell’Archivio di Stato di Milano, un papiro di età bizantina, il Papiro Ravennate: il papiro risale al VI sec. d.C. e testimonia il perdurare dell’uso del papiro anche in terre e in tempi lontani. Contiene l’atto di donazione di una casa con orto a una coppia di coniugi, scritto in un latino particolare. Il documento è arrivato a Milano per successive donazioni a Luigi Osio direttore dell’Archivio di Milano nel 1861 e utilizzato a scopo didattico per la paleografia.

 

Fine degli appunti

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