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Continuando l’analisi delle frasi latine contenute nel romanzo Il Nome della Rosa di Eco, nello stesso capitolo in cui è citato il poeta Alano delle Isole, leggiamo:

«Diceva Isidoro di Siviglia che la bellezza di un cavallo esige “ut sit exiguum caput, et siccum prope ossibus adhaerente, aures breves et argutae, oculi magni, nares patulae, erecta cervix, coma densa et cauda, ungularum soliditate fixa rotunditas.”»

C’è qualcosa che non va nella frase: qual è il soggetto del participio adhaerente? La traduzione del passo, così com’è citato, non è possibile.

Sono andato a controllare il testo. Altri studiosi che si sono occupati dei testi latini di Eco mi portano all’opera di Isidoro di Siviglia (560 - 636) Isidori Hispalensis Episcopi, Etymologiarum Sive Originum Liber XII, 46. Ecco il testo completo del paragrafo copiato da The Latin Library e verificato sull’edizione della UTET: Isidoro di Siviglia, Etimologie o Origini, 2013 (le parole di colore rosso evidenziano le differenze rispetto al testo riportato nel romanzo)

“Pulchritudo ut sit exiguum caput et siccum, pelle prope ossibus adhaerente, aures breves et argutae, oculi magni, nares patulae, erecta cervix, coma densa et cauda, ungularum soliditatis fixa rotunditas.
Il sostantivo pelle, soggetto del participio adhaerente rende comprensibile la frase; il genitivo soliditatis, al posto di soliditate, non apporta invece alcun miglioramento alla comprensibilità della frase.

Si può tentare una traduzione (con qualche piccola libertà).

 “Per quanto riguarda la bellezza (del cavallo) che il suo capo sia piccolo e asciutto, con la pelle quasi aderente alle ossa, abbia le orecchie corte e aguzze, gli occhi grandi, le narici ampie, il collo eretto, la criniera e la coda folte, gli zoccoli robusti, rotondi e stabili.”

Non essendo tanto pratico di cavalli come sicuramente lo era Isidoro, discendente da famiglia nobile, ho chiesto a un’esperta del settore, la dott.ssa Giulia Fiocchi, un parere su queste qualità. Il cavallo ideale di Isidoro avrebbe avuto queste qualità e sarebbe stato apprezzato anche oggi. Confortato da questa convergenza di opinioni e dalla migliorata comprensibilità del testo, mi sento di aggiungere questa
considerazione multimediale.

Nella ricerca delle fonti, consultando il sito Nomina nuda tenemus ho trovato un interessante rinvio al manoscritto di un Bestiario digitalizzato dall’Università di Aberdeen, il cui testo corrisponde in buona parte al passo del De Animalibus di Isidoro. Credo che si legga bene anche nel dettaglio qui inserito, ma si può leggere direttamente il Folio 22v (con traduzione inglese a lato); notiamo che l’assenza della parola soliditas che non compare né al genitivo né all’ablativo, togliendo l’ultima parziale oscurità della citazione.

Non potendo in questa sede approfondire eccessivamente il discorso, accontentiamoci di ricordare che Bestiari e Florari hanno grande importanza nella conoscenza della cultura non solo medievale, perché trasmettevano un sapere antico riconducibile alla cultura classica greco-latina. In questa stratificazione culturale è entrato certamente anche il De Animalibus di Isidoro. È però bello leggere il testo digitalizzato riconoscendo facilmente il “nostro” passo: solo le tecnologie moderne possono consentire la condivisione di queste emozioni.

Chiudiamo qui queste noterelle. È vero che l’approssimazione nella citazione dei testi latini non diminuisce certamente il valore del romanzo, però siamo alla seconda imprecisione, per quanto veniale. La funzione dei testi latini nel romanzo corrisponde solo a un registro stilistico?

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