Siamo nel 56 a.C., Catullo si trova a Nicea, capitale della Bitinia, al seguito del pretore Caio Memmio. All’arrivo della primavera sente il desiderio vivo di viaggiare, di vedere le città della Ionia dove fiorì la civiltà greca. Addio amici cari, tornate pure a casa! La mia mentre pregusta il viaggio e i miei piedi scalpitano.

Iam ver egelidos refert tepores,
iam caeli furor aequinoctialis
iucundis Zephyri silescit aureis.
Linquantur Phrygii, Catulle, campi
Nicaeaeque ager uber aestuosae:
ad claras Asiae volemus urbes.
Iam mens praetrepidans avet vagari,
iam laeti studio pedes vigescunt.
O dulces comitum valete coetus,
longe quos simul a domo profectos
diversae variae viae reportant.

Primavera riporta già il tepore del disgelo,
già la furia del clima equinoziale
tace al dolce soffio di Zefiro.
Catullo, lasciamo i campi di Frigia
e la ricca terra della tempestosa Nicea:
voliamo alle illustri città dell’Asia!
Il cuore già si pregusta il viaggio,
scalpitano già i piedi di felicità.
Cara compagnia di amici, addio,
partiste insieme da patrie lontane,
per vie diverse a casa tornerete.

C. XLVI

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