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Latino all'Archivio di Stato di Milano

Sapevo che in via Senato, in un bellissimo edificio storico, aveva sede l’Archivio di Stato. Mi sono anche qualche volta affacciato per ammirare i due grandi cortili, ma non mi sarei mai immaginato, un giorno, di essere chiamato a tenere un corso di latino in quella prestigiosa sede. Eppure è successo.

Ho partecipato a un bando pubblico, ho ricevuto l’incaricato e ho affrontato questa avventura con entusiasmo. Il personale dell’Archivio si è dimostrato aperto e collaborativo, il direttore (un vero trascinatore) ha guardato con curiosità il metodo che proponevo e… il corso è partito.

Persone di ogni età si sono iscritte e in buon numero sono arrivate alla pausa estiva. Abbiamo studiato la letteratura del I e II secolo d.C. insieme ai rudimenti della lingua. Ho avuto un pubblico attento e stimolante, pieno di curiosità e di voglia di imparare, che ha affrontato con interesse anche l’ultimo impegno (un seminario di traduzione!) in un caldissimo giorno di questa fine di giugno.

Al personale dell’Archivio di Stato, al Direttore, ai miei corsisti auguro tante belle vacanze e un po’ di studio; come facevo a non dare qualche compito per le vacanze? Nella sezione dedicata compariranno presto le schede di esercizio.

Arrivederci al 16 settembre e buono studio.

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Un Quintiliano che non ti aspetti

Proemium Institutionis Oratoriae libri VI inter locos qui saepe leguntur non est. Immo forsitan Quintilianus omnino iam non legitur. In prisca Schola Magistrali loci de paedagogia legebantur, optimi quidem non solum argumentis sed etiam moribus. Quasdam paginas grammaticales difficiles etiam rhetoricae artis amantibus nemo legebat. Proemium libri VI est locus dignus qui bis legatur: pagina est humanitate pulcherrima.

Clarissimus ille magnus rhetoricae artis pretiosissimus professor Quintilianus graviter denuo fortuna adversa vulneratus est. Iam amatam mulierem, iam primum filium amiserat. 
Quot mulieres in antiqua Roma frustra Iunonem Lucinam invocantes moriebantur! Plurimae partu tenera adhuc aetate! Itemque quot pueri!

At consuetudo avita, forsitan in hereditatem a saeculo praeterito accepta, nos coegit ut praesertim verteremus locos Caesarianos de militibus castris copiis narrantes. Itaque perrare in scholis nostris de vita Romana legimus; tunc amores similes nostrorum, affectus familiares quos etiam nunc sentimus legissemus.

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La napoletanità di Stazio

Alla sesta lezione del corso di Letteratura e lingua latina abbiamo parlato di Stazio, l’autore noto per la Tebaide, grande poema epico mitologico, che lo ha consacrato alla fama, anche grazie al XXI canto del Purgatorio dantesco di cui è protagonista.

Abbiamo poche notizie della vita di Publio Papinio Stazio, vissuto nella seconda metà del secolo I d.C.: era nato a Napoli, aveva un padre letterato, la sua arte lo aveva portato a Roma, dove aveva raggiunto grande fama nelle letture pubbliche e nelle gare poetiche. Lo immaginiamo mentre conquista gli uditori con la sua retorica incline a suscitare orrore; mi piace immaginarlo mentre recita il suo poema con la teatralità di un napoletano autentico, che ti conquista con il suo senso innato per la drammatizzazione e la capacità di coinvolgimento.

Fantasia di un appassionato di letteratura classica? forse, ma mi piace proporre alcuni versi tratti dalle Silvae e un commento di un grande latinista.

La poesia che propongo fu composta forse dopo la mancata vittoria nei Ludi Capitolini, per persuadere la moglie a trasferirsi a Napoli, la sua indimenticata città natale.

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Recte Lucretius sentiebat

Hodie magno cum gaudio nuntium hoc accepimus: alter sol, aliae terrae similes in vicino spatio exsistunt. Sic Epicurus  abhinc viginti quattuor saecula sentiebat et sic canebat Lucretius in De Rerum Natura (II, 1048-1089). Infra Lucretii versus legi possunt, brevi praefatione addita. 

Praefatio

Nella parte conclusiva del secondo libro il poeta affronta un punto fondamentale della speculazione filosofica e di grande attualità anche oggi: il nostro è l'unico mondo esistente nell'universo? Grandi filosofi (Platone, Aristotele) avevano risposto di sì, basando la loro convinzione sull'opera di una divinità e postulando, insieme ad una visione antropocentrica, l'immortalità  del mondo. Lucrezio invita il lettore ad usare la ragione e a seguirlo nella sua argomentazione.

Dato che lo spazio e la materia sono infiniti non è ragionevole pensare che il nostro sia l'unico mondo possibile: infiniti mondi come il nostro possono essere formati dal casuale aggregarsi degli atomi. A dimostrazione della sua tesi il poeta presenta tre argomenti, che serviranno a dimostrare l'estraneità degli dèi alle vicende umane e che il nostro mondo, come ogni cosa nell'universo, è destinato a morire.

Principio nobis in cunctas undique partis

et latere ex utroque <supra> subterque per omne

nulla est finis; uti docui, res ipsaque per se

vociferatur, et elucet natura profundi.

Nullo iam pacto veri simile esse putandumst,

undique cum vorsum spatium vacet infinitum

seminaque innumero numero summaque profunda

multimodis volitent aeterno percita motu,

hunc unum terrarum orbem caelumque creatum,

nil agere illa foris tot corpora materiai;

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Corso di latino all'Archivio di Stato di Milano

Nel momento in cui ho accettato l'incarico di svolgere questo corso, ricordo di avere, con un po' di guasconeria, indicato in cento il limite degli iscritti. Ho intravisto qualche sorriso scettico intorno a me e mi è venuto il dubbio di avere esagerato. Poi, nella settimana di chiusura delle iscrizioni mi è stato comunicato che gli iscritti erano più di settanta. Devo dire che sono stato molto contento di constatare che si mantiene un vivo interesse per una materia che anche la scuola cerca di confinare tra le materie secondarie se non addirittura a eliminarla dal curriculum scolastico. Questa tendenza culturalmente pericolosa non fa che cedere alle facili obiezioni che sono capaci tutti di porre sull'utilità del latino. Non penso di poter dare una risposta originale a questa accusa di inutilità; mi limito a constatare che la perdita delle competenze di lingua italiana recentemente lamentata dai docenti universitari non può essere casuale. Si studiano poco e si svalutano la nostra lingua madre e la nostra lingua "nonna", proprio quella che racconta in ogni vocabolo una parte della nostra storia.

Benvenuti agli iscritti al corso; regolarmente metterò a disposizione su questo sito i materiali linguistici dei singoli incontri e... complimenti a tutti per la scelta, un ottimo modo di trascorrere il sabato mattina in una sede bellissima; l'ampia scelta di attività culturali lascia solo l'imbarazzo della scelta. Basta un clic sul sito dell'Archivio di Stato.

http://www.archiviodistatomilano.beniculturali.it/ 

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